Greta e la macchina del fango

di Pietro Greco

Non era ancora arrivata a Roma, che Greta Thunberg, 16 anni appena compiuti lo scorso 3 gennaio, era già stata investita dalla macchina del fango. Alcuni giornali nazionali l’hanno definita una rompiballe; altri le hanno rinfacciato il suo stato psicologico (è Asperger), altri l’hanno dipinta come facile e docile e connivente strumento di un sistema di business.
E invece il viaggio romano si è rivelato uno straordinario successo non solo e non tanto per la volitiva adolescente svedese ma anche e soprattutto per la meritoria campagna mondiale di contrasto ai cambiamenti del clima.
La denigrazione e il successo, due facce di una medesima medaglia. Già, perché la battaglia per la prevenzione del climate change non è certo una passeggiata. I nemici sono numerosi e agguerriti. Ma numerosi e determinati sono anche i giovani che cercano di rianimare quella superpotenza assopita che è l’opinione pubblica mondiale: l’umica in grado di vincerla, ormai, la tenzone planetaria.
Ora Greta Thunberg, anche agli occhi di un osservatore neutrale, si è guadagnata sul campo molti meriti. Certo è una ragazza con qualche problema da lei stessa riconosciuto, ma il suo impegno, lucido e tenace, dovrebbe suscitare ammirazione e solidarietà non denigrazione e accuse. Certo, è una che cerca di rompere le scatole tanto alle istituzioni nazionali e sovranazionali quanto agli adulti in generale: ma per cercare di sventare una minaccia che è stata definita non da lei, ma dalla comunità scientifica e da autorevoli osservatori (come la CIA), come la più grave minaccia che pende sul capo dell’umanità in questo secolo. E pensate che una che rompe le scatole per un tema del genere, affidandosi alla scienza non a qualche demagogo da strapazzo, sia commendevole e non invece meritevole della più grande e incondizionata ammirazione? Tanto più che è una giovanissima, che risponde coi fatti a chi (magari gli stessi suoi denigratori) accusa i giovani di essere interessati solo alla cosmetica e ai social.
Greta è un movimento vivente all’impegno politico. Si può essere o meno d’accordo con il suo messaggio, ma come non riconoscere l’obiettività dei fatti?
Dice: ma dietro di lei c’è una macchina che mira al business.
E l’accusa sarebbe che sia la madre che lei stessa hanno pubblicato dei libri. Ma chi, tra i grandi pensatori della politica – compresa la politica ambientale – non ha pubblicato un libro per veicolare le proprie idee. Non occorre scomodare Karl Marx, che ha scritto libri di cui si parla ancora oggi a quasi due secoli di distanza. Ma come non ricordare, per restare in stretto ambito ecologico, i libri di Rachel Carson, Barry Commoner, Gro Harlem Brundtland o di Al Gore, che è stato vicepresidente degli Stati Uniti ma che per i suoi scritti ha vinto il Nobel per la Pace (nel 2007)? Perché mai Greta Thunberg non avrebbe avuto il diritto (e il dovere, aggiungiamo noi) di mettere nero su bianco le sue idee?
Si è detto, la piccola è solo una prestanome. Dietro c’è ben altro. Ma, dico, l’avete vista agire? L’avete sentita parlare davanti ai parlamenti così come nelle piazze di mezza Europa? Nessun dubbio che sia sostenuta da qualcuno, a iniziare dalla famiglia (e vorrei vedere). Ma è altrettanto certo che la giovanissima Greta è una stella che splende di luce propria.
Ed è per questo che viene attaccata. Perché molti media perdonano tutto, tranne che il successo conseguito per merito. E, soprattutto, perché ci sono in giro per il mondo tanti nemici del contrasto ai cambiamenti climatici. Le motivazioni sono le più diverse: da chi è attento agli interessi delle imprese e dei paesi che prosperano sui combustibili fossili a chi non intende mettere in discussione l’attuale modello economico a chi, infine, pensa solo a sé stesso e all’oggi e non si pone il problema del benessere delle future generazioni. Ma il risultato è analogo: una serie di bordate a palle incatenate contro la piccola Greta.
Ma lei è più forte di tutto questo. E il viaggio romano lo ha dimostrato in maniera clamorosa. Non solo perché l’ultimo giorno, venerdì 19 aprile, si è vista circondare da migliaia di giovani provenienti da tutta Italia per dar vita a un nuovo Friday for Future, confermando che pochi come lei (e nessuno giovane come lei) riescono a mobilitare le masse in tutto il pianeta. Una capacità che i denigratori clamorosamente ignorano e non le perdonano. Una capacità tanto più meritevole di ammirazione perché spesa a vantaggio di un progetto globale, intergenerazionale ed estremamente urgente.
La ragazza è dotata di una lucidità e di una flessibilità fuori dal comune. Il giorno prima è stata ospite in Senato. Un invito e un’occasione che avrebbe intimidito chiunque. Ma lei, come in altre occasioni, ha puntato il dito contro i suoi stessi ospiti, accusandoli quantomeno di incoerenza. Perché mi chiamate, ha detto in sostanza, se poi non vi comportate di conseguenza e non sposate politiche serie di contrasto ai cambiamenti climatici? Ma il successo politico maggiore della giovane svedese, divenuta leader planetaria suo malgrado, è stato il giorno ancora precedente, mercoledì 17, quando in Piazza San Pietro ha stretto la mano al papa, ricevendo una significativa benedizione: «Va avanti, Greta» le ha detto Francesco sancendo un’alleanza di fatto con la ragazza e il movimento giovanile globale che rappresenta.
Papa Bergoglio ha preceduto Greta nell’indicare la necessità urgente di contrastare i cambiamenti climatici. Ricordate la sua enciclica Laudato si’ del 2015? Un documento che si poneva il medesimo obiettivo di Greta – contrastare in maniera efficace i cambiamenti climatici – e utilizzava la stessa leva: i rapporti della comunità scientifica. Il 17 aprile scorso in Piazza San Pietro Francesco e Greta hanno stretto un’alleanza di fatto e per nulla scontata. Due leader globali si sono stretti la mano appunto facendo riferimento alla comunità scientifica per cercare insieme di realizzare un futuro climatico (e sociale) desiderabile.
È presto per dire se avranno successo, il Papa, la svedesina e gli scienziati. Non sono espressione di forze organizzate e potenti. Surrogano l’assenza dei partiti, in crisi in tutto l’Occidente, ma non hanno la forza, organizzata appunto, di un partito (anche la Chiesa, potente su alcuni ambiti è una forza anomala). Ma a questo punto è chiaro: o riusciranno loro – Greta e i giovani, Francesco e la comunità scientifica – a modificare il corso delle cose o il futuro climatico sarà sempre meno desiderabile per l’umanità.