GOAL 11 / Città e comunità sostenibili

di Monia Torre

Le città hanno un ruolo fondamentale rispetto agli obiettivi dell’Agenda 2030. Benché occupino solo il 3% del suolo mondiale infatti, esse sono responsabili della maggiore quota di consumo energetico (fra 60% e 80%) e di emissioni di carbonio (70%). La metà della popolazione mondiale e i tre quarti della popolazione europea vive in aree urbane, infatti, e questo fenomeno esercita una crescente pressione sull’ambiente e determina un aumento delle problematiche legate alla salute pubblica (UNDP).
Secondo le Nazioni Unite, nel 2016, nove persone su dieci fra quelle che vivevano nelle città respiravano aria che non rispettava il valore delle linee guida sulla qualità dell’aria dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Globalmente, 2 miliardi di persone non hanno accesso ai servizi di raccolta dei rifiuti e 3 miliardi di persone non hanno accesso alle strutture di smaltimento dei rifiuti controllate. Con l’aumento delle popolazioni urbane e l’esistenza di economie orientate al consumatore, si stima che il totale dei rifiuti generati nel mondo raddoppierà da circa 2 miliardi di tonnellate nel 2016 a circa 4 miliardi di tonnellate entro il 2050.
Secondo i sotto-obiettivi del Goal 11, iniziative che riducano l’impatto ambientale negativo pro capite delle città devono riguardare il miglioramento della qualità dell’aria e la gestione dei rifiuti. Inoltre, entro il 2020 bisognerebbe aumentare notevolmente il numero di città e di insediamenti umani che adottino e attuino politiche e piani integrati orientati all’inclusione, all’efficienza delle risorse, alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici e  alla resilienza ai disastri.

E in Italia?
L’ISTAT mostra una condizione ambivalente della situazione urbanistica italiana. La quota di rifiuti urbani conferiti in discarica continua a diminuire e si registra un generale miglioramento dei fattori di disagio abitativo dopo anni in cui risultava in aumento. D’altra parte, aumenta il livello di inquinamento atmosferico, così come è in crescita il dato sull’abusivismo edilizio (di circa il 20% nel 2017), questo a fronte di una diminuzione della spesa pubblica pro capite per la protezione delle biodiversità e dei beni paesaggistici, ridotta di circa venti euro pro capite negli ultimi dieci anni.
Il Rapporto ASviS propone per questo obiettivo di avviare un Piano nazionale per le reti di distribuzione idrica, di adottare un Piano d’azione nazionale che fortifichi la rete di trasporti pubblici, e di definire un Piano tra Stato e Regioni per ridurre il consumo di suolo, incrementare i controlli sulla qualità dell’aria e proteggere le aree verdi.