Laura Conti e i bambini di Seveso

di Walter Ganapini

La nostra specie ha praticato la strategia del parassita ai danni dell’organismo vivente che ci ospita, la Terra – Gaia, ed ora, assediata dall’inquinamento e dal Cambiamento Climatico, si avvicina al punto di non ritorno, il rischio di estinzione: secondo la scienza, tale rischio diventa concreto quando la concentrazione di COin atmosfera dovesse raggiungere le 450 ppm, a fronte delle 406 attuali (60 anni fa erano meno di 300 ppm).
Migliaia di anni di volontà di dominio su Gaia, nostra casa comune, hanno provocato distruzione degli habitat, estinzione di molte specie, emissioni dissennate di gas serra in atmosfera e nubi di polveri sottili nell’emisfero nord e sulle metropoli, un’aggressione prolungata, alla quale Gaia ora reagisce, innescando disastri naturali, inondazioni e uragani, eventi climatici estremi, estati torride. Contestualmente, bramosie di potere e profitto non hanno lasciato crescere la consapevolezza che se la Terra è la ‘Casa comune’, noi dovremmo viverla come fossimo una ‘Famiglia comune’.
Papa Francesco ha fatto sua questa consapevolezza con la ‘Laudato si’, a partire da quell’ ‘incipit’ in cui ci parla del ‘grido di dolore della Terra’, appunto nostra casa comune, bene collettivo, patrimonio di tutta l’Umanità e responsabilità di tutti: chi ne possiede una parte è solo per amministrarla a beneficio di tutti, per contrastare gli effetti ambientali irreversibili degli stili di vita dissipativi, materialistici, consumistici proposti/imposti dalla adorazione dissennata di Mammona.
Se la Terra è Madre, nessuno più di una Donna può essere Custode di Futuro: per questo voglio qui onorare le ‘Custodi di Futuro’, a partire da Rachel Carson che, incoraggiata da Kennedy, ci aprì gli occhi sulle cause del ‘grido di dolore della Terra’ con il suo indimenticabile Silent Spring. E fra le ‘Custodi di Futuro’ che non sono più con noi, onore grande vada a quelle (e quelli) che i potenti adoratori di Mammona hanno voluto uccidere: solo nel 2017, la difesa della ‘casa comune’ da predatori di futuro ha fatto 197 vittime, secondo Global Witness, e molte erano donneQuattro ambientalisti uccisi alla settimana: in 16 anni il numero di difensori della “Madre Terra” uccisi ogni anno è quadruplicato e quasi tutti i delitti sono concentrati nel Sud del mondo, dove più che altrove difendere l’ambiente significa opporsi a interessi suggellati da patti segreti tra governi, multinazionali, mafie, e gli ecologisti e l’intera società civile organizzata vengono considerati un nemico da eliminare. Ricordiamo per tutte e per tutti Berta Cáceres, uccisa due anni fa.
Non si muore, però, solo per mano di assassini armati, soprattutto nel Nord del mondo. Si muore anche lottando contro potenti che ti aggrediscono giorno dopo giorno dapprima con irridente indifferenza, poi con diffamazione sistematica fondata sulla convinzione, instillata loro dagli ‘spin doctor’, che quel che conta è il ‘first strike’ e che buttando fango nel ventilatore un po’ te ne rimarrà comunque appiccicato, ed infine approfittando delle brecce giuridiche che consentono loro di attaccarti in beni ed affetti, generando, in attesa delle tardive ‘assoluzioni per non aver commesso il fatto’, effetti ancor più devastanti su chi combatte, soprattutto da quando si lascia insipientemente proliferare l’approccio da ‘anime belle’, di chi tanto parla e nulla ha fatto e fa, che non applica dubbio critico ed analisi nel merito prima di emettere giudizi ‘scolpiti nel fango’, utili soprattutto a chi, tra le ‘anime belle’, sia improvvisamente attratto dalle sirene della politica e quindi, consciamente od inconsciamente, interessate ad ‘eliminare’ presunti concorrenti.  Aveva però ragione Gandhi: “prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, infine vinci”.
Ecco perché voglio qui ricordare ed onorare Laura Conti, amica e Maestra di sempre, con le parole che le dedicai nel 1993, un quarto di secolo fa, dopo la sua morte, in un incontro tra amici milanesi. «Obiettività scientifica e partecipazione affettuosa, lucidità di analisi e impegno militante», così ne sintetizzava l’essenza culturale e umana Mario Spinella. La storia di Laura Conti racconta del suo impegno fondato sull’unità di una visione che supera le  separazioni tra privato e politico, poesia e scienza, individuo e ambiente, natura e cultura: la sua concretezza ne fa riferimento politico ed etico ancora utile e necessario ai nostri tempi.
Laura subì tutte le prove di aggressione, di ‘induzione della morte civile’ che ho prima descritto. Volevo però, con le parole di quella sera ed oggi qui, ricordare l’affetto profondo che ci ha legato:

Laura donna, bella donna (e anche un po’ civetta)
L’ho conosciuta nei primi anni Settanta, quando l’invitai per una conferenza a Reggio Emilia; in quell’occasione un amico primario ospedaliero, suo coetaneo, chiese in tutti i modi di essere invitato a cena con lei, perché, essendo stato suo compagno di studi, ricordava ancora Laura nella sua straordinaria bellezza di fanciulla friulana che frequentava i corsi di Medicina a Milano. Laura aristocratica e giacobina.

Aristocratica al limite del medico dai piedi scalzi, dell’andare a costruire alterità ed antagonismo, a dare parola a chi faceva fatica ad averne nei comitati, nei circoli, in ogni luogo tra i più sperduti in giro per questo Paese: ce lo ha insegnato come modo di rapportarsi con realtà allo stato nascente, ma che hanno poi significato nella costruzione del nostro movimento.
Laura giacobina, portatrice di una cultura politica che negli ultimi tempi la metteva in condizione di fare fatica a capire. L’ho vista tre giorni prima che venisse meno a noi tutti, alla Casa della Cultura (tanto per cambiare), e mi diceva: “Vedi caro, ci ho pensato molto, le cose vanno molto male; credo che l’unica alternativa possibile nel lungo periodo, l’unica maniera per cambiare questo mondo, l’unica speranza stia nei neri e negli extra-comunitari che finalmente stanno arrivando nella crassa ed opulenta Europa continentale. Probabilmente da loro ripartirà alterità e dialettica sociale”.
Questo per dire che, con ogni probabilità, Laura ha anche vissuto in pieno la crisi di una cultura politica e la fatica di cercare di comprendere come rapportarsi col nuovo che tanto pesantemente sta avanzando.

Laura eretica
Laura é stata una grandissima eretica, una di quelle personalità che marcano le epoche. Da lei abbiamo imparato, in molti, a non guardare per l’appunto mai, come diceva Spinella, con ottica di conformismo alle cose; le dobbiamo lo stimolo continuo ad andare a ricercare visuali diverse, e capire anche le ragioni degli altri. Le dobbiamo l’insegnamento – che qualche volta, come ambientalisti, rischiamo di perdere per strada – ad essere rigorosissimi, prima di tutto con noi stessi per poter essere utili agli altri, nel confronto delle idee e delle esperienze.

Un’enorme fortuna averla potuta conoscere, frequentare e averci potuto discutere anche in maniera forte. Un’ultima considerazione, e non solo in omaggio ad Irene Ferrario.
Stasera sono stati citati, assai a proposito, i nomi sia di Giulio Maccacaro che di Ercole Ferrario: Giulio, Ercole, Laura, una fetta grande, importante di cultura illuminata di questa città negli ultimi tre decenni.
L’augurio e la speranza che, anche con il nostro lavoro, i loro siano i semi che non si disperdono e che aiutano a costruire il nuovo in un’epoca caratterizzata da segnali contrastanti, a volte preoccupanti e comunque difficili da comprendere e da trattare.