Il rap sulla plastica

Il tema plastica è sugli scudi. Nei primi giorni del nuovo anno giornali, radio, tv e social non hanno fatto (quasi) altro che parlare di sacchetti di plastica biodegradabile. O meglio, della conversione del decreto legge n. 91 del 2017 sulle Disposizioni urgenti per la crescita economica del Mezzogiorno che prevede dice che dall’1 gennaio 2018 i sacchetti con spessore della singola parete inferiore a 15 micron siano biodegradabili e compostabili, certificati da enti appositi; che debbano essere utilizzati necessariamente nei supermercati per imbustare frutta, verdura e altri prodotti freschi, come carne e salumi; e che il costo sia a carico del consumatore.
A parte il fatto che solo Dio e pochi tecnici dei meccanismi parlamentari sanno perché questa norma del tutto generale e con pochi canoni di urgenza sia contenuta nelle disposizioni che con tutta fretta devono favorire lo sviluppo del Sud d’Italia, il decreto convertito in legge ha suscitato molta attenzione e moltissime polemiche che non accennano a diminuire. Difficile dire perché. Le cause, probabilmente, sono diverse. Molti hanno puntato il dito sui costi a carico del consumatore e hanno bollato la disposizione: è una (nuova) tassa sulla spesa. Così, anche se il costo per singolo shopper sarà contenuto nell’intervallo 1-3 centesimi (dunque, poca cosa) e per una famiglia l’aggravio annuo non andrà oltre i 5-10 euro, la disposizione viene vissuta come un nuovo, odioso e inaccettabile balzello.
Pochi si sono soffermati sul valore ecologico della disposizione, che è in attuazione di una norma europea. Perché, evidentemente, ancora pochi conoscono quel fenomeno emergente che è l’inquinamento da microplastiche su cui questa rivista è tornata più volte (ultimamente ne abbiamo parlato qui e qui).
È, dunque, una questione di comunicazione ambientale. Di “agenda setting”, direbbero i tecnici della comunicazione: ovvero, diciamo noi in maniera un po’ più rozza, dello spazio e della visibilità che i mass media in generale dedicano all’argomento. E tuttavia non è solo questione di “potenza di fuoco” – ovvero di quantità – della comunicazione ambientale. È anche un problema di qualità. Molti teorici della comunicazione scientifica sostengono che un messaggio per essere efficace debba prevedere tre fasi: quella hands on, che consiste nel coinvolgere il ricevente facendogli mettere le “mani sopra” l’oggetto del messaggio; quella minds on, che consiste – un po’ come cerchiamo di fare noi con micron – non solo nel proporre informazione corretta ma nello stimolare lo spirito critico di chi riceve il messaggio, inducendolo a metterci “la mente sopra”; quella hearts on, che consiste nel suscitare emozioni e, dunque, nell’indurre il tuo interlocutore a mettere “il cuore sopra” il tema che gli proponi.
Avremo modo e tempo di parlare della comunicazione ambientale hands on e minds on. Quella che vorremmo proporvi qui e ora è un’originale interpretazione della modalità hearts on. Ne è protagonista un ricercatore, Domenico D’Alelio, presidente dell’associazione culturale Eco-Evo Research Messengers (ERMES) che si è improvvisato (con ottimi risultati) cantante rap per raccontare con una canzone «la storia della plastica dal Nobel a Giulio Natta agli oceani di plastica attuali».

Domenico D’Alelio, che è un ecologo acquatico, non è affatto nuovo alla comunicazione ambientale per così dire originale. È tra gli ideatori della comunicazione in bicicletta: nel senso che con i suoi colleghi fa un vero e proprio “giro” delle regioni italiane proponendo a ogni tappa lezione partecipate hands on di ecologia. È nel gruppo di Pint of Science, ovvero dei ricercatori che comunicano scienza al bar, sorseggiando, appunto una pinta di birra. L’alcol, moderato, non impedisce di comunicare l’ambiente minds on, stimolando lo spirito critico delle persone.
Ora D’Alelio propone l’attualissimo tema dell’inquinamento da plastica con una canzone in stile rap. Dice che si tratta solo di un inizio, perché presto debutterà con un album di “rap scientifico e ambientale”. Il rap è una chiara forma di comunicazione hearts on, che non rinuncia, però, a coinvolgere la mente. È chiaro, dunque, che Domenico D’Alelio sta percorrendo per intero la strada della comunicazione ambientale efficace. Consigliamo dunque a chi si sta misurando in questi giorni con il “caro sacchetti di plastica biodegradabile” di ascoltarlo prima di pronunciarsi a favore o contro la nuova legge. La canzone dura pochi minuti. Ma il tempo è sufficiente perché il messaggio raggiunga il cuore e poi passi alla testa.