GOAL 5 / Maggiore forza, autostima e consapevolezza di tutte le donne e ragazze

di Monia Torre

L’Agenda 2030 riconosce la violenza verso tutte le donne, di ogni età, come ostacolo per il raggiungimento di una società sostenibile e in pace. Il riferimento è anche a ogni tipo di pratica dannosa, come i figli indesiderati, i matrimoni precoci o forzati e le mutilazioni genitali. Secondo l’UNDP, 1 donna su 3 ha fatto esperienza nella propria vita di violenza fisica o sessuale e circa 750 milioni di donne si sono sposate prima dei 18 anni.
Accanto a questi target, le Nazioni Unite hanno confermato la necessità di perseguire alcuni obiettivi già promossi nei Millennium Development Goals del 2000, come la parità di diritti nell’accesso all’istruzione, al mondo del lavoro e a tutti i livelli decisionali politici ed economici. Da questo punto di vista, fra le varie iniziative proposte che emergono dai target, c’è la richiesta di riconoscere le attività svolte a titolo gratuito per la cura della famiglia e per il lavoro domestico, in modo che abbiano dei riscontri a livello di protezione sociale, e di promuovere la condivisione delle responsabilità nel nucleo familiare. Inoltre, vengono promosse le riforme che favoriscano l’accesso effettivo delle donne alla proprietà, ai servizi finanziari e all’eredità.

E in Italia?
La situazione italiana mostra, secondo i dati ISTAT, delle ambivalenze significative. Così, ad esempio, diminuisce la violenza sulle donne, ma ne aumenta la gravità. Sul fronte lavorativo negli ultimi tre anni c’è stato un peggioramento nel tasso di occupazione delle donne con figli in età prescolare: nel 2018 per ogni 100 occupate senza figli, le madri lavoratrici con bambini piccoli sono 74 (erano 78 nel 2015). Che la cura della famiglia ricada in maniera netta sulle donne emerge anche dai dati sul lavoro domestico e non retribuito, la quota di tempo giornaliero che le donne dedicano a queste occupazioni è circa 2,6 volte superiore a quello degli uomini. Se la normativa ha fatto numerosi passi avanti, come rileva l’ASviS (Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile), con norme sul soccorso e l’assistenza alle donne vittime di violenza, la medicina di genere, le misure di conciliazione lavoro-famiglia e il congedo di paternità, è sul piano dell’attuazione che si osservano gravi ritardi e carenze.
Un aspetto incoraggiante è l’aumento delle donne nei luoghi decisionali sia economici che politici, pur restando inferiore alla media dell’Unione europea.