GOAL 7 / Verso un mondo con sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni

di Cristiana Pulcinelli

Il tema dell’energia è al centro sia dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, sia dell’accordo di Parigi sul cambiamento climatico. Tutti gli osservatori concordano sul fatto che assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni entro il 2030, è un prerequisito per raggiungere altri importanti obiettivi e che aprirà grandi opportunità per miliardi di persone garantendo nuove opportunità economiche, nuovi lavori, aumentando l’emancipazione delle donne e dei giovani, migliorando istruzione e salute e fornendo un’arma contro i cambiamenti climatici.
Dal 2000 al 2016 la percentuale di persone che nel mondo hanno accesso all’elettricità è salita dal 78 all’87%, il che vuol dire che ancora 1 miliardo di abitanti del pianeta vive senza elettricità (UN). Inoltre, 3 miliardi di persone non hanno accesso a sistemi di cottura che usano combustibili e tecnologie “pulite”: il 41 % della popolazione mondiale. Se il miglioramento continuerà con la lentezza degli ultimi anni, nel 2030 saranno ancora 2,3 miliardi, con un grave danno per la salute soprattutto di donne e bambini che, essendo coloro che stanno più vicino ai fornelli, sono più soggetti ai fumi tossici. Tra i target del goal 7 c’è anche quello di aumentare notevolmente la quota di energie rinnovabili nel mix energetico globale. In effetti, la produzione di energia rinnovabile si sta espandendo, ma il consumo invece è cresciuto marginalmente dal 17,3% del 2014 al 17,5% del 2015 e la mancanza di progressi nell’uso delle rinnovabili si nota soprattutto per il trasporto, il riscaldamento e la cottura dei cibi.
Un altro target importante è il raddoppio del tasso globale di miglioramento dell’efficienza energetica entro il 2030. Come indicatore di una buona efficienza si utilizza l’intensità energetica primaria (ovvero il rapporto tra consumo interno lordo di energia e PIL). Più è bassa l’intensità, maggiore è l’efficienza.  A questo proposito, tra il 2014 e il 2015 l’intensità energetica globale si è abbassata del 2,8%, tuttavia il tasso medio tra il 2010 e il 2015 è stato del 2,2%: troppo poco per raggiungere il target del settimo obiettivo.

E in Italia?
L’Italia è storicamente caratterizzata da una contenuta intensità energetica primaria, quindi la diminuzione di intensità tra il 2010 e il 2016 (da 113,2 a 98,4 tonnellate equivalenti di petrolio per 1000 euro di PIL) è in percentuale più bassa di altri paesi UE, ma perché si partiva da un valore già più basso. La Sardegna è la regione in cui si registra il maggior decremento del rapporto tra consumo interno lordo e PIL (CIL/PIL), seguita da Molise, Marche e Abruzzo. Dopo il rallentamento segnato tra il 2013 e il 2015, nel 2017 torna a crescere il contributo delle fonti rinnovabili ai consumi di energia complessivi, ma non per l’energia elettrica. Benché in calo a partire dal 2013, la quota di popolazione che ha problemi a riscaldare l’abitazione, si mantiene al di sopra dei valori pre-crisi e su livelli doppi rispetto alla media dell’Ue (ISTAT).