L’arte può salvare il pianeta

di Fabio Mariottini

Il 26 febbraio del 1917 la Original Dixieland Jass band– ancora con la doppia esse – fondata dal trombettista e compositore Nick La Rocca incideva per la Victor, azienda che produceva grammofoni,  Livery stable bluese Original Dixieland one step. Questo evento lasciava per la pima volta la traccia “scritta” di una nuova musica nata dall’incontro tra l’impianto armonico caratteristico della tradizione europea e le strutture ritmiche della musica africana.
Da questo ibridazione nasceva la colonna sonora che avrebbe accompagnato tutto il Novecento. Un secolo intenso e contraddittorio in cui l’uomo ha concepito, assieme alle più straordinarie scoperte scientifiche, le più letali forme di distruzione di massa. È il secolo della bomba atomica, ma anche dei diritti umani e delle conquiste sociali. È il secolo dello sbarco sulla Luna e allo stesso tempo la culla di due conflitti mondiali. In termini economici è certamente il periodo storico doveil sistema produttivo amplifica lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali fino a mettere a rischio il futuro dell’intero ecosistema. L’ambiente diventa così una fonte inesauribile per alimentare il miraggio di una crescita senza limiti. Arte e cultura subiscono il fascino di questo malinteso senso del progresso disordinato e confuso, anticipandone a volte forme e contenuti. In questo contesto la musica jazz, nell’arco di poco più di cento anni attraverserà larga parte delle fasi storiche e sociali che andavano connotando il divenire della società contemporanea. Dopo la prima guerra mondiale è swing, intrattenimento, bisogno di rimuovere gli orrori del conflitto: questa formula seguirà anche il periodo della trasformazione del territorio determinata dall’inurbamento di masse sempre più vaste di popolazione che abbandonavano le ristrettezze dell’agricoltura per cercare lavoro nelle fabbriche delle nuove città. Attraverso il bop ,il jazzaccompagnerà la Seconda guerra mondiale e la costruzione di un mondo che darà inizio a una nuova modernità fino ad arrivare, con il free, alla contestazione di quello stesso modello di società sempre più diseguale e sperequata. Il jazz, iniziato con quel Livery Stable Blues che il musicologo Marcello Piras definisce “un fox trot banale, forzato, infarcito di effetti di cattivo gusto”  in pochi anni diventa fonte di ispirazione per compositori della portata di Ravel, StravinsKij,  Schomberg, solo per citarne alcuni.
Mostra la sua forza raccogliendo tutte le sfide che gli vengono lanciate e ne esce sempre rafforzato. Oggi la grande scommessa, da cui nessuno può esimersi, è la sopravvivenza del pianeta. Presenti nelle agende dei capi di governo di tutto il mondo, i cambiamenti climatici, sono diventati un’emergenza planetaria. Alle numerose conferenze sul tema, infarcite di buoni propositi, però, non fanno seguito azioni adeguate, tant’è che le nostre emissioni di gas serra invece di diminuire aumentano. È proprio per cercare di coniugare teoria e prassi che da quest’anno Arpa Umbria e la rivista micron inizieranno una collaborazione con Umbria Jazz  per rendere più sostenibile il festival. Per questa musica ancora una battaglia da combattere. Per tutti un’occasione da non perdere.