GOAL 3 / Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età

di Monia Torre

Uno sviluppo sostenibile che porti al benessere dell’intera collettività è possibile solo quando a ogni individuo, a ogni età, sia garantita una vita quanto più possibile in salute.
Secondo l’Agenda 2030, per raggiungere questo obiettivo è necessario intervenire a livello globale su diversi fronti al fine di ridurre la mortalità materna, neonatale e infantile, debellare le epidemie, e contrastare sia le malattie trasmissibili che le malattie croniche.

Su ognuno di questi aspetti sono stati fatti notevoli passi avanti negli ultimi vent’anni: la mortalità materna è diminuita del 37% rispetto al 2000, e in maniera ancora più forte è diminuito il tasso di mortalità nei bambini sotto i 5 anni e nei neonati (rispettivamente del 47% e del 39%); in generale, la diffusione di migliori condizioni sanitarie e igieniche ha permesso di contenere in maniera significativa le malattie trasmissibili come tubercolosi, poliomielite e AIDS (Un). Tuttavia, la sfida per il prossimo decennio non può dirsi conclusa. 15 milioni di persone sono in attesa di ricevere il trattamento antiretrovirale per l’HIV, 400 milioni di persone non hanno accesso alle cure mediche basilari e nel 2015 le condizioni di salute materna sono state il motivo principale di morte fra le ragazze fra i 15 ed i 19 anni (Undp). I dati sulla salute si differenziano in maniera nettissima a livello geografico, ma anche all’interno dello stesso Paese. Secondo l’Agenda 2030 è necessario perseguire unacopertura sanitaria universale, che garantisca a tutti, ovunque, l’accesso ai medicinali di base e ai vaccini e che si basi su approcci sensibili alle disparità.

E in Italia?
Proprio la lotta alle diseguaglianze sociali e territoriali è fra le questioni che interessano maggiormente l’Italia che ha comunque raggiunto la maggior parte degli obiettivi previsti dall’Agenda 2030 su salute e benessere. L’Italia si colloca infatti fra i paesi più virtuosi per quanto riguarda i tassi di mortalità materno infantile, inoltre dal 2004 vede una costante diminuzione del tasso di mortalità tra i 30 e i 69 anni per tumori maligni, diabete mellito, malattie cardiovascolari e malattie respiratorie croniche, e fornisce servizi sanitari di altissima qualità.
Le sfide principali riguardano ora innanzitutto ottenere una qualità della vita uniforme a livello territoriale. Come mostrano i dati ISTAT sulla qualità di vita attesa alla nascita, infatti, nascere al Nord significa avere un’aspettativa di vita in buona salute di circa 4 anni in più rispetto al nascere nel Mezzogiorno. Il quadro demografico italiano, caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione, pone inoltre l’esigenza di pensare a politiche di supporto per quanto riguarda le persone con disabilità e non autosufficienti e le loro famiglie. In modo simile, c’è bisogno di iniziative ad ampio raggio per radicare una cultura della prevenzione per tutti che riguardi anche le politiche su lavoro, urbanistica e ambiente.