Il segreto di un’intesa perfetta

di Stefano Pisani

Un team di ricercatori della McMaster University ha scoperto una nuova tecnica per esaminare in che modo i musicisti si coordinano intuitivamente l’uno con l’altro durante una performance orchestrale, “predicendo” in modo silente come ciascuno esprimerà la sua musica. I risultati dello studio pubblicato dalla rivista Scientific Reports, forniscono nuove informazioni su come i musicisti sincronizzano i loro movimenti in modo che tutti eseguano la loro partitura esattamente a tempo, come una singola unità.
«Eseguire con successo musica in gruppo è un’attività estremamente complessa», spiega Laurel Trainor, autore senior dello studio e direttore di “LIVELab” presso la McMaster University di Hamilton, Canada, luogo in cui è stata condotta la ricerca. «In che modo i musicisti si coordinano tra loro per eseguire una melodia espressiva che presenta magari numerosi cambiamenti di ritmo e di dinamiche generali? Per riuscire a realizzare una performance di questo genere è necessario essere in grado di prevedere ciò che i tuoi colleghi musicisti stanno per fare, in modo da pianificare tutti i gesti così da esprimere le stesse emozioni in un movimento globale coordinato. Se invece si aspetta di sentire cosa faranno i tuoi colleghi musicisti, potrebbe essere troppo tardi» spiega Trainor.
Muoversi in modo “congiunto” quando si è in un contesto di gruppo è essenziale nella vita quotidiana, poiché gli esseri umani spesso devono coordinarsi con gli altri per raggiungere obiettivi condivisi.
Precedenti studi che miravano ad analizzare nel dettaglio le dinamiche di comportamenti “collettivi” si sono concentrati principalmente sugli aspetti sensori e motori dell’azione congiunta, con misurazioni che riflettevano la precisione della coordinazione interpersonale (per esempio nel caso dei tocchi reciproci). Studi neuroscientifici hanno dimostrato che le emozioni positive attivano la corteccia premotoria, un’area che fa parte della rete cerebrale che supporta l’interazione interpersonale. Inoltre, altri studi hanno mostrato che i pianisti che avevano punteggi di empatia più alti riuscivano a realizzare un’azione motoria migliore in una performance di duetto. Le emozioni, dunque, sembrano influenzare le azioni collettive sensomotorie. I fattori emotivi coinvolti in queste situazioni, sebbene spesso strettamente legati alle azioni congiunte, sono stati però raramente studiati, perché le misurazioni risultavano spesso insufficienti a catturare aspetti come l’espressione emotiva.
Per questo nuovo studio, i ricercatori hanno coinvolto il Gryphon Trio di Toronto, un famoso ensemble di musica da camera composto da pianoforte, violino e violoncello. Ogni artista è stato dotato di marcatori di motion capture per tracciare i movimenti compiuti mentre i musicisti eseguivano brani musicali di diverso tipo: “felici” o “tristi”, una volta seguendo una determinata espressione musicale, una volta non seguendo nessuna espressione musicale. Per quantificare l’espressione emotiva di gruppo, i ricercatori hanno effettuato un’acquisizione del movimento che misurasse simultaneamente l’oscillazione del corpo di ogni musicista durante l’esecuzione del brano.
Usando tecniche matematiche, gli scienziati hanno così misurato in tempo reale fino a che punto i movimenti di ciascun musicista riuscissero a predire quelli degli altri. In particolare, gli studiosi hanno sfruttato quella che in econometria è conosciuta come “casualità di Granger”, che è servita ad analizzare le serie temporali delle oscillazioni del corpo dei musicisti, le quali riflettevano il flusso di informazioni che si trasmettevano l’un l’altro implicitamente. Sia che stessero eseguendo brani legati a gioia o tristezza, i musicisti riuscivano a predire i movimenti degli altri in misura maggiore quando suonavano con una specifica espressione musicale emotiva, rispetto a quello che succedeva quando suonavano senza.
«Il nostro lavoro dimostra che le emozioni sono decisive e che è possibile misurare la comunicazione delle emozioni tra i musicisti analizzandone i movimenti in dettaglio. Inoltre, abbiamo provato che il raggiungimento di un’espressione emotiva comune, a livello di gruppo, richiede molte comunicazioni», ha dichiarato Andrew Chang, che ha guidato il gruppo di ricerca.
I risultati ottenuti suggeriscono che questa nuova tecnica potrebbe essere applicata ad altre situazioni, come la comunicazione non verbale tra i pazienti e i familiari, oltre che con le persone che si prendono cura di loro. Inoltre, gli scienziati stanno testando le stesse tecniche anche per esplorare i segreti dell’attrazione sentimentale e del gioco della seduzione. «I risultati preliminari che abbiamo ottenuto indicano che la misura della comunicazione nelle oscillazioni del corpo può aiutare a predire con precisione quali coppie vorranno vedersi di nuovo», ha concluso Chang.