Scienza e musica: un’antica storia d’amore

di Valentina Spasaro

Con l’ingrigirsi dei suoi capelli Marziano Minneio Felice Capella, avvocato di origini cartaginesi vissuto tra il IV e il V secolo, decide di dedicarsi alla scrittura. Nonostante la sua grande popolarità durante il medioevo cristiano, non riesce con la stessa pregnanza ad attraversare le epoche successive ed essere noto oltre i confini degli addetti ai lavori, ma al suo genio va il plauso di aver lasciato ai posteri quello che può essere considerato come un primo modello didattico: il trattato De nuptiis Mercurii et Philologiae, ovvero Le nozze di Mercurio con la Filologia. L’allegoria, alleata al sistema di scrittura, partorisce un’opera dove la protagonista, la sposa Filologia, ascende in cielo accompagnata da sette damigelle, le sette arti liberali, per sposare Mercur

io, protettore dell’Eloquenza. Da un lato le damigelle del trivium, le arti della dialettica, del discorso, della grammatica, dall’altro le quattro del numero, dell’astronomia, della geometria, dell’aritmetica e della musica, il quadrivium. La summa di queste arti-damigelle costituisce il quadro centrale della cultura umana, nonché il paniere delle conoscenze che per l’uomo tardoantico istituisce la via verso la somiglianza con Dio, tramite la conquista della sapienza da parte dell’anima. Lo switch compiuto in età moderna da una scienza basata sul metodo matematico e da un’intenzione culturale di matrice romantica, imbastita sul trionfo della passione e del sentimento sull’intelletto, comporta un progressivo abbandono del tradizionale sistema delle arti liberali.
Ma davvero la musica e il sapere scientifico si sono evoluti come mondi distanti? Anche se musica e scienza appaiono come ex-amanti alla gran parte dell’opinione pubblica occidentale del XXI secolo, le loro storie e le loro intrinseche strutture creano tra esse dei collegamenti indissolubili, come intuito da Capella già nel V secolo. Innanzitutto la musica è fisica. Composta da frequenze, si differenzia dai comuni canonici suoni per l’armonia, il ritmo e la melodia. Le frequenze delle sequenze di suoni che compongono la musica sono generate dalla vibrazione di un corpo che, a sua volta, altera la pressione e la densità del mezzo in cui si trova il corpo vibrante. Ed è proprio sulla frequenza che si concentrarono gli studi di Demetrio Stratos, frontman degli Area, gruppo italiano progressive-rock popolare negli anni ’70. Stratos, approfondendo le tecniche canore orientali, percepisce la possibilità di riuscire a emettere contemporaneamente più suoni di frequenza diversa, arrivando a “suonare la voce”. Questa capacità attirò l’attenzione diFranco Ferrero, fisico e illustre esperto di fonetica che nel 1973 lavorava al Centro di Studio per le Ricerche di Fonetica del CNR di Padova presso l’istituto di Glottologia e Fonetica dell’Università di Padova. Nel biennio tra il ’76 e il ’78, durante la collaborazione con Stratos, Ferrero riscontra l’unicità della capacità con cui il cantante riusciva a produrre simultaneamente fino a tre suoni di diversa frequenza, alcuni dei quali avevano frequenze superiori a quelle emesse dalle corde vocali. Nonostante i limiti tecnologici dell’epoca non consentissero l’esatta determinazione delle modalità di emissione di questi suoni, rimase questo un episodio cruciale nella storia italiana della ricerca nella fisica acustica. Sempre lungo i muri della scienza si inerpicano le opere di Johann Sebastian Bach dove sono riscontrabili metodi accomunabili ad algoritmi. Ad esempio in opere come L’Offerta musicaleL’arte della fuga vengono sistematicamente utilizzate trasformazioni geometriche che dilatano e capovolgono temi musicali. Ancora oggi la scienza suona bene. Fresco di Nobel il fisico Rainer Weiss che, con Barry Barish e Kip S. Thorne, si è aggiudicato l’ambito premio per il contributo alla realizzazione dell’osservatorio LIGO, centrale nella rilevazione diretta delle onde gravitazionali, chiacchierando con Janna Levin autrice di “Il blues dei buchi neri”, libro del 2016 che racconta la storia di LIGO, affermò di cercare la musica nelle onde gravitazionali: “molti anni dopo, quando cominciai a riflettere sulle onde gravitazionali, il mio primo pensiero fu: Guarda un po’, LIGO copre la stessa gamma di frequenze del pianoforte”. Dal V secolo, all’Italia degli anni ‘70 per arrivare ad oggi, è chiaro come il collegamento tra la scienza e la musica sia un rapporto di parentela stretto e non un dimenticato connubio da sottovalutare. Romanticamente piacerebbe riassumere il rapporto tra scienza e musica come gemelle nate da una medesima urgenza: raccontare la meraviglia.